il Blog di Giancarlo Rosati



   «È stella infinita,
   luce profonda che ha origine dal nulla
   a disegnare il nostro volto.
   È gioia o anche dolore.
   È un limbo inconsapevole,
   che ci ospita.
   È vita.»  (© G.Rosati - All Rights reserved)

Siamo storie da raccontare

Siamo storie da raccontare. Perchè scrivere è un atto istintivo, spontaneo, che appartiene a tutti. Nella scrittura c’è la voglia e il desiderio di comunicare, di rendere partecipi altri delle nostre storie: di quelle vissute e di quelle soltanto osservate da lontano. C'è la voglia di condividere le emozioni.

Il linguaggio orale è comunque un formatore di pensiero, uno strumento atto a catalogare le esperienze in categorie significative per analizzarne, in maniera anche inconsapevole, il contenuto. La scrittura è un livello ancor più ampio. Scrivere vuol dire fermare il tempo, arrestare fugacemente la continuità del divenire al pari di un’immagine, uno scatto impresso che non è delineato dai contorni della luce, ma da contorni più profondi che sono quelli del pensiero. Sono infiniti i modi con i quali si può raccontare la realtà, la propria realtà e quella degli altri. La scrittura è uno di questi, di sicuro non l’unico dei modi possibili, ma uno dei più intensi.

Credo che le parole siano comunque degli involucri. A volte sono vuote, fragili, altre volte invece gradevoli ed equilibrate e celano al loro interno pensieri profondi. Si può adorare il silenzio, e io l’adoro, ma non potrei vivere senza le parole. Quando le parole trovano la loro dimensione più' adatta, più consona alla loro forma, è un gesto obbligato quello di metterle su carta, di organizzarle in strutture semplici nella loro complessità per dare origine appunto ai racconti, ai frammenti di vita, forse ai sogni. Non è un atto fine a se stesso questo, ma è un atto che trova il suo logico completamento e la sua naturale sublimazione nel processo finale, che è quello della lettura. Nessuno scritto, in quanto comunicazione, potrà fermarsi unicamente alla stesura dell’oggetto stesso, creato e abbandonato. Il risultato ultimo dovrà essere letto, consumato avidamente da chiunque sia in grado di fruirne in quanto appartiene a tutti. Un libro, un racconto, una storia, è di per se un processo collettivo, che va raccontato sia da chi l’ha scritto che da chi, leggendolo, lo scoprirà e ne sfoglierà le pagine rendendolo così forma reale e concreta.

Cosa siamo alla fine se non tante storie da raccontare, tanti colori persi nel vuoto che soltanto delle linee, dei contorni a volte netti, altre volte molto più eterei, riescono a staccare dal vuoto assoluto per dargli appunto consistenza ?

Ecco, io penso che le parole siano esattamente questo, dei semplici contorni per far emergere le storie. Siamo noi uomini in fin dei conti che diamo un senso a tutto ciò che ci circonda, a un mondo che senso ne avrebbe ben poco se nessuno di noi, con i suoi occhi, con il suo sguardo, con il suo pensiero, non fosse qui a osservarlo. Se nessuno non fosse qui a esserne, sotto tutti gli aspetti, parte integrante, la parte più bella e complessa che finora natura ha voluto mostrarci. Questo dunque è uno dei motivi principali per cui mi piace scrivere e le storie da raccontare, da accogliere nel profondo del nostro animo, sono sempre tante. Molte più di quanto a volte non riusciamo nemmeno a immaginare.

 

L'aspetto complessivo delle cose

Brevi riflessioni sul presente

Se osserviamo una mappa del nostro pianeta che raffigura tutte le linee sulle quali viaggiano le informazioni di internet c’e’ da rabbrividire. Ciò che appare infatti e’ una sterminata e fittissima rete di connessioni che avvolge indiscriminatamente l’intero globo terrestre. Qualcosa che non ha paragoni in nessun'altra epoca passata. Qualcosa a cui forse non siamo abituati.

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Le giuste opportunità per ognuno

Ma davvero è così?

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Il migliore dei mondi possibile

Ciò che vorremmo

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Sempre in dubbio, mai in errore

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