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A proposito dei sogni...

Non ho mai creduto alla teoria di Freud sui sogni. Il sogno non è la strada maestra per l'inconscio, ma qualcosa di molto più complesso.
Se stai sognando e ti appare all'interno del sogno un orologio, non potrai leggerne l'ora. E nemmeno potrai leggere qualcosa di scritto che è dentro a un sogno.

C'è una spiegazione scientifica per questo.
Durante il sogno e nella fase REM di sonno profondo, le aree del cervello che processano i numeri e il linguaggio sono inattive. Il cervello quindi processa le immagini del sogno per mantenerne la coerenza, ma è incapace di decifrare le lettere e i numeri.
Quindi il sogno è il prodotto di un cervello che funziona solo in determinate aree. E queste aree del cervello scelgono di raccontarci una storia. Considerato che l’apparato cognitivo non funziona nella maniera convenzionale, questa storia ci appare distorta, ma è comunque una storia che ci viene raccontata o meglio, che noi stessi ci raccontiamo.

E perché ci raccontiamo proprio una storia in particolare e non un’altra?
Mi piace immaginare che queste storie possono provenire anche da lontano. Da un desiderio inespresso e sarebbe la spiegazione più semplice. Ma anche dall’animo, da una vita precedente o da una vita astrale, dalla comunicazione con un mondo che nella realtà in cui viviamo non saremmo mai in grado di percepire.
Il sonno stesso per la scienza è tuttora un grande mistero.
I nostri sogni lo sono ancora di più.

Siamo storie da raccontare



 

Spesso mi sono chiesto da cosa nasce la scrittura.

Nasce a volte dal dolore. Nasce anche dalla gioia e dall'equilibrio. Raccontiamo ciò che in fin dei conti ci appartiene, anche senza esserne consapevoli. Afferriamo le storie che fanno parte del nostro delirio onirico e le gettiamo nel mondo che ci appare reale, perchè forse è la vita stessa che va raccontata. Ma la scrittura nasce innanzitutto dalle parole.

Penso che le parole siano comunque degli involucri. A volte sono vuote, fragili, altre volte invece gradevoli e celano al loro interno pensieri profondi. Si può adorare il silenzio e io l’adoro, ma non potrei vivere senza le parole. (...)

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