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La stagione precaria

Si affrontano spesso grandi temi, lungimiranti programmi sostenuti da profonde analisi ed altrettanto dettagliate ricerche. Si è detto ad esempio che è l’intero modello occidentale ad essere in crisi, a doversi confrontare con la nuova realtà della globalizzazione che supera di fatto la sovranità dei singoli stati nei suoi effetti ma che non è non supportata ancora da regole globali. E’ appunto una globalizzazione che racchiude tutto nel termine “globale” escluso le regole che sono quanto di più provinciale e meno globalizzato possa esserci.

Si è detto poi che la finanza non produce reddito ed occupazione ma soltanto effimeri castelli di carta che crollano al primo soffio di vento bruciando però non i soldi finti ed effimeri ma quelli veri guadagnati dagli ignari risparmiatori che li avevano investiti.
E si è detto infine che se un Paese ha un debito pubblico elevato tutte le sue politiche sono condizionate da questo fattore, elemento imprescindibile di ogni programma politico e giustificazione sempre valida per promulgare provvedimenti legislativi che bruciano i diritti acquisiti dei cittadini. Quasi allo stesso modo di come la speculazione finanziaria brucia invece i loro risparmi.

Si richiedono allora, a gran voce, misure sulla crescita. Lo richiedono ad esempio gli imprenditori e le loro associazioni di categoria. Ma che ci siano o meno misure per incentivare lo sviluppo economico ci sono invece dati statistici inoppugnabili che testimoniano come la crescita economica non produca nuova occupazione. Sia ben chiaro, la crescita economica è un fattore rilevante, assolutamente necessario per la competizione sui mercati. Ma nulla toglie e nulla mette al benessere della collettività lasciando inalterato lo stato delle cose e generando più ampi ed insanabili divari sociali.

Ma l’unico tema che non viene mai toccato, da nessun partito politico, sia esso di destra o di sinistra o anche di centro, è quello del lavoro.

Non occorrerebbe una legge chissà quanto complicata, un provvedimento che necessita di profonda attenzione al tema del modello occidentale in crisi o al mondo incontrollato della finanza. E non occorrerebbe chissà quale studio di settore o complicato raffronto con le strutture della gloablizzazione.
Occorrerebbe soltanto far si che se un’azienda assume con la flessibilità lavorativa lo fa perché ne ha realmente bisogno, perché non può farne a meno. E non perché gli si presentano davanti le due opportunità ovvero lavoro a tempo indeterminato ipertutelato e garantito quasi a vita sotto tutti gli aspetti e lavoro invece precario. Chiunque, anche il più stupido degli imprenditori, sceglierà sempre la seconda e più conveniente soluzione.

Ma questi imprenditori “illuminati” che pensano di produrre senza pagare il lavoro degli altri diventeranno anche loro ben presto lavoratori precari. Perché se il lavoro non viene più retribuito nessuno può comprare ciò che viene prodotto e quindi le aziende chiudono. Non per il debito pubblico, la crisi mondiale o altre amenità del genere. Semplicemente perché oggi su 100 lavoratori assunti 85 vengono assunti con contratti precari. E quei 15 assunti regolarmente sono figli e parenti dei politici che hanno contribuito a creare questa ignobile situazione senza alcun precedente.

Che le dica il sindacato queste cose è pura illusione. Il sindacato oggi serve solo a pagare gli stipendi dei sindacalisti. Che le dica la sinistra è altrettanto pura illusione. La sinistra italiana non difende più i diritti sociali ma quelli etici e morali. E’ in pratica una succursale della chiesa cattolica e, a dire il vero, i diritti delle anime li tutelava meglio la chiesa. Il conforto morale infatti è più auspicabile quando si prega che non quando si va ogni mattina a lavorare.

Un nuovo governo ? Un nuovo leader ? Una nuova coalizione ? La lotta all’evasione fiscale come panacea di tutti i mali ? Arrestare tutti i corrotti ? Sconfiggere la criminalità organizzata ?

Basterebbe pochissimo all’Italia per tornare a testa alta. Basterebbe soltanto ridare dignità al lavoro esattamente come scritto nella nostra Costituzione. Basterebbe regolamentare il lavoro a progetto. Ma che, per carità, non sia dato il compito di farlo a chi nel passato si è già occupato di farlo, sia esso di destra o di sinistra. E’ gia sufficiente infatti il danno che è stato prodotto.
 

 

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