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Le risposte della scienza

Se esiste una domanda per la quale c’e’ una risposta è bene che sia la scienza a darla. Affermazione sacrosanta ma che contiene al suo interno un elemento logico fuorviante. Questa affermazione infatti lascia intendere che esistono anche domande per le quali non è possibile fornire delle risposte. E la scienza, sappiamo bene, ammette questo.
Alla domanda atavica che tutti si pongono e cioè perché c’e’ qualcosa, perché c’e’ un intero Universo piuttosto che niente, la scienza si tira indietro. Non risponde perché afferma che non è possibile rispondere.
Abbastanza comodo direbbe qualcuno. Ma si sa, come volgarmente si dice, gli scienziati sono spesso in errore e mai in dubbio. Sono, in altri termini, leggermente presuntuosi.

Spesso si tira in ballo il caso. E’ soltanto il caso che orienta il nostro mondo. E questo, a livello subatomico, è innegabile. Pochi conoscono nei dettagli la meccanica quantistica ma tutti sanno che è una buona teoria. E’ una teoria dove le previsioni sono in accordo con l’osservazione e di conseguenza è una teoria scientifica accettata ormai da tutti. Ed a grandi linee la meccanica quantistica illustra proprio come le proprietà delle particelle subatomiche siano guidate dal caso e dalle probabilità. Per l’esattezza è il cosiddetto principio di indeterminazione che rappresenta il fondamento di tutta la teoria.

Ma quando il numero di atomi aumenta, l’aspetto probabilistico della teoria perde anch’esso di significato. Provate infatti a prendere diciamo duecento o trecento tavole di legno ed a lanciarle in aria assieme ad una manciata di chiodi aspettando che esse atterrino dando forma ad una casetta di legno sul tipo di quelle da giardino con tanto di tetto, porta e finestre. Esiste una probabilità che ciò avvenga, una sola, ma molto probabilmente se ripetete questa operazione, voi ed i vostri discendenti, per anche cinque miliardi di anni questa probabilità difficilmente potrà verificarsi.
Ed invece, in un tempo inferiore, su di un pianeta con le condizioni adatte, gli atomi si sono raggruppati in strutture sempre più ordinate fino a generare esseri pensanti che riescono a porsi domande su ciò che li ha generati e li contiene. Ovvero riescono a chiedersi “perché c’e’ un Universo piuttosto che niente”.

Io rispetto la scienza ed anche la meccanica quantistica. Guai se non ci fosse stata la scienza ad accompagnarci nel nostro cammino perché probabilmente saremmo ancora intenti a fare la danza della pioggia.
Detesto invece gli scienziati che bollano con il termine di “metafisica” tutto ciò che loro non riescono a spiegare o a capire. E magari quando qualcuno un domani lo capirà si rifiuteranno anche di ammetterlo perché il campo della ricerca, forse molti lo ignorano, è uno di quelli dove c’e’ maggiore competitività tra le persone. Se si pensa infatti che lo scienziato odierno è sul tipo di Einstein con i capelli al vento e lo sguardo dolce, perso nel vuoto, questa oggi è una favola. Un ricercatore sarebbe capace di tutto pur di fregare il collega che magari è più avanti di lui nei risultati.

Ed apprezzo chi invece sostiene che c’e’ un perché ed una risposta al fatto che esiste un Universo piuttosto che niente. Magari non sempre mi convince la sua spiegazione ma comunque lo ascolto. Lo ascolto attentamente ed alzo gli occhi al cielo.
Fu proprio Einstein che disse una volta “e’ difficile per un religioso essere uno scienziato ma non può un uomo di scienza non essere, a suo modo, religioso”.
Perché l’armonia che ci circonda è talmente grande che merita il più alto rispetto possibile. E saperla osservare e contemplare è già una forma, molto avanzata, di religiosità.

Perché dunque c’e’ un Universo piuttosto che niente ? Diciamo che ci sono gli uomini. Se loro non ci fossero nessuno potrebbe osservarlo l’Universo. E forse dunque la risposta sarebbe più facile del previsto, ovvero sarebbe scontato e sacrosanto che non c’e’ niente. Perché nessuno infatti sarebbe in grado di accorgersene.
 
 

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