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Euro, ma chi decide ?

Se un economista sente dire che la BCE, la Banca Centrale Europea, è privata vi dirà subito che è una grandissima sciocchezza. Dall’alto del suo piedistallo vi osserverà con forte distacco e reciterà a memoria che “il capitale della BCE appartiene alle Banche Nazionali di ogni Stato che fa parte dell’Unione Europea”. Perché così è scritto nei trattati e negli accordi internazionali.
Ma di chi sono le Banche Nazionali come ad esempio la Banca d’Italia ?
Su wikipedia si legge che la Banca d’Italia è un Istituto di Diritto Pubblico e che quindi è pubblica. E wikipedia si sa è abbastanza affidabile. Ma si legge anche che il capitale della Banca d’Italia è detenuto per il 94% da Banche private, enti finanziari privati e società di assicurazione sempre private. Solo il rimanente 6% del capitale è dello Stato. E questo perché le banche nazionali sono tali solo nel nome ma, di fatto, sono enti pubblici a capitale privato.
Quindi se si dice che la BCE è privata non si è poi così lontani dalla realtà.

La valuta unica europea, l’euro, che è in pratica l’unico esempio di moneta condivisa da stati con differenti ordinamenti giuridici, segue quindi le sorti dei capitali privati. E le sue regole vengono dettate da interessi “privati”.
L’euro fa comodo in particolar modo all’aspetto finanziario del sistema economico. Questo perché, ed è facile intuirlo, una valuta forte e stabile, non soggetta a fluttuazioni come potrebbero esserlo le valute nazionali, è il mezzo più adatto per gli investimenti finanziari.

Nulla in contrario al fatto che esista anche l’aspetto finanziario. Che possa piacere o meno questo è uno degli aspetti preponderanti dell’economia odierna. Anche se ovviamente si potrebbe obiettare che immettere tutti gli utili del processo produttivo solo nella finanza sottrae liquidità al circuito economico e non genera nuovi investimenti. E senza investimenti, è un dato di fatto, non c’e’ crescita, non c’e’ occupazione e non c’e’ reddito. Non c’e’ in altri termini benessere per le famiglie e per i lavoratori.

Ma la finanza ha anche i suoi aspetti positivi e non bisogna tralasciarlo. Come anche l’euro, in una economia globalizzata, ha i suoi aspetti positivi.

Ultimamente però chi vuole l’euro e si ostina fortemente a diffondere l’idea che l’uscita dall’euro non è praticabile così come non è praticabile una nuova negoziazione dei trattati e degli accordi stipulati a suo tempo, non sono le persone. Sono soltanto i grossi finanzieri che controllano le leve di comando degli organismi monetari internazionali. Per il motivo appunto che il collasso dell’euro colpirebbe per prima cosa i loro interessi. Poi di riflesso anche i nostri ma di sicuro chi per prima ne subirebbe le conseguenze sono proprio i grossi centri del potere finanziario. Che, è inutile continuare a negarlo, sono privati.

Io non sono contro l’euro e come me probabilmente molti altri. Però trovo sia un forte controsenso ostinarsi a non cambiare le regole, a non rivedere i meccanismi che ne determinano il suo andamento. E questo, si sa, è uno dei compiti della politica. Anche perché di un qualcosa che anziché migliorare le nostre condizioni di vita le peggiora non credo che ve ne sia poi molto bisogno.  E trovo anche molto surrealista dire che l’uscita di un Paese dall’euro sarebbe una catastrofe. Come se non fosse già una catastrofe che la gente comune, anche se il suo paese resta nell'euro, perde comunque il proprio lavoro e la propria casa perché non riesce a pagare il mutuo...
Cosa potrebbe interessargli infatti se si esce o meno dall’euro ? 
In pratica è proprio per questi motivi che una nuova classe politica dovrebbe davvero essere competente, abile ed attenta sia ai problemi nazionali che internazionali e cercare di risolverli nel miglior modo possibile.

Pura utopia ? Si, ascoltando le parole "vuote" dei politici forse oggi è davvero pura utopia. E mi convinco sempre di più che la gente comune, se fosse davvero ascoltata, saprebbe governare meglio dei politici di professione.

Qualcuno ha detto che chi sa tutto è sempre quello che non può prendere le decisioni come quando dentro ad un bar tutti sanno di calcio senza che nessuno sia l’allenatore designato della nazionale. Chi lo ha detto lo diceva ovviamente con ironia e sarcasmo sottolineando il fatto che tutti vorrebbero sempre farsi maestri. E forse pensando che è sin troppo facile criticare soltanto.

Ma se vedo i risultati conseguiti sul campo da chi aveva ed ha tuttora in mano le leve del potere decisionale, penso davvero che era meglio far decidere ad altri. E non ci trovo nessuna ironia e nessun sarcasmo da fare per affermare che questo non è vero. La gente comune infatti ha mostrato molto più buon senso e ragionevolezza dell'intera classe dirigente che si riproponeva di rappresentarla. E penso anche, con estrema tristezza, che ai posti di comando si sono insediate persone inutili ed incompetenti che nessuno di noi avrebbe mai voluto. Persone che non avevano e non hanno alcun merito o capacità per poter prendere delle decisioni.

Ed è una cosa davvero molto triste sulla quale ognuno di noi dovrebbe riflettere a lungo.

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